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Mare e cucina “Il mio hobby” ROCK FISHING .. D’ALTURA ?!?

Pubblicato da 4 febbraio 2017 da admin

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Mare e cucina “Il mio hobby”

ROCK FISHING .. D’ALTURA ?!?

Quest’articolo è rivolto a tutti coloro che praticano la pesca in mare dalla barca, di qualunque dimensione sia quest’ultima, e vuole presentare una tecnica molto semplice e al contempo molto efficace: quella dei cosiddetti “filaccioni”.

Anzitutto, per chi non ne ha mai sentito parlare, spieghiamo di cosa si tratta. Il “filaccione”, in estrema sintesi, è una lenza che viene innescata, calata sul fondo del mare e lasciata per così dire “in posta”. Viene assicurata ad un gavitello, una boetta, un galleggiante insomma, di qualunque foggia o natura. Il galleggiante è tale comunque da assolvere la duplice funzione di resistere alla trazione del piombo (e dell’eventuale pesce allamato) e di segnalare, per il successivo ritrovamento, la lenza stessa.

Trattasi dunque di una specie di via di mezzo tra la pesca sportiva e quella professionale con i palamiti, ma sicuramente meno impegnativa di quest’ultima, non foss’altro perché è possibile ridurre drasticamente il numero di ami innescati.

Dunque, perché i filaccioni ? “In primis” perché è una tecnica che consente, con un minimo di pratica e di conoscenza dei fondali frequentati, la cattura di pesci pregiati e di taglia qualificata (provare per credere).

“In secundis” perché ritengo che sia una perfetta tecnica “complementare”, ossia una pratica di pesca in mare che si sposa perfettamente con qualunque altra venga esercitata dal natante, sia che si tratti della traina, sia del bolentino, del drifting, o addirittura, perché no, della pesca subacquea.

L’idea, infatti, è quella di calare, all’inizio di una qualsiasi battuta di pesca, un certo numero di filaccioni, da recuperare magari subito prima del rientro in porto.

Per quanto concerne la mia esperienza personale, sono diversi anni che ho preso questa abitudine, ed ho perso il conto delle giornate deludenti di traina o di bolentino, che sono state “salvate” in extremis da una grossa e scodinzolante sorpresa, trovata in fondo alla lenza di una “boetta”, magari dell’ultima recuperata.

Pertanto, se con queste righe sono riuscito a suscitare un minimo di curiosità, passiamo a parlare dei luoghi di pesca in mare idonei e delle relative prede, riservandoci di trattare di esche ed attrezzature in una prossima occasione.1 Dentice

 

I LUOGHI E LE PREDE

La scelta del posto dove calare i nostri filaccioni è ovviamente fondamentale.

Se bolentino di medio o basso fondale, traina o drifting possono anche essere pesche itineranti, nella speranza di portare prima o poi la nostra esca davanti al muso del pesce della nostra vita, per avere invece dei buoni risultati con i filaccioni, questi ultimi non dovranno mai essere calati a caso.

Secche al largo, cigliate, fondali rocciosi in genere, anche in prossimità della costa, saranno i nostri “hot spot”.

Le lenze non dovranno però essere calate sulla roccia, pena una quasi certa afferratura, bensì dove gli scogli lasciano posto alla sabbia o al fango, possibilmente subito dopo la relativa caduta.

E’ chiaro che ecoscandaglio e GPS saranno strumenti preziosi, quasi indispensabili, per scoprire (e ritrovare poi) le poste migliori, che spesso si trovano miglia e miglia al largo.

Disponendo della strumentazione di cui sopra, la scoperta di nuovi siti ove calare il nostro set di boette può avvenire anche semplicemente pescando a traina, oppure scarrocciando a bolentino: basta tenere sempre un occhio all’ecoscandaglio, e il GPS acceso a portata di mano.

Un improvviso salto di fondale sullo schermo, si preme il tasto di registrazione, ed ecco un altro posto dove tentare la sorte.

Per chi non ha tempo da perdere, comunque, ci sono sempre le carte nautiche, ma quale pescatore di mare non sogna di scoprire una piccola secca, o un relitto, non segnalati ?

Tornando a bomba, anzi a boetta, sono pertanto da evitare i fondali piatti di sabbia o di fango, in quanto non offrono in genere validi riferimenti.

Sconsigliati anche i fondali a posidonia, in quanto l’esca finirebbe probabilmente col rendersi invisibile, ma in questo caso un’escamotage esiste: basta inserire sul finale, subito prima dell’amo, un piccolo galleggiante, in modo che l’esca rimanga a fluttuare al di sopra delle alghe.

Esistono in commercio, reperibili presso qualunque negozio di pesca, delle olivette galleggianti, dipinte di colori fluorescenti, che si prestano perfettamente allo scopo.

E veniamo finalmente alle ambite prede. Qui il discorso si fa certamente più interessante, perché quasi tutte le specie oggetto di pesca, sportiva e non, sono nostri potenziali clienti. L’orata il gronco, il dentice il fragolino, passando ovviamente per saraghi, tanute, dentici prai, murene, spigole e chi più ne ha più ne metta.

 

Fanno eccezione, per ovvi motivi, solo i pesci di mezzofondo e superficie, quali ad es. tonni, palamite, lampughe, etc., ma diverse volte mi è successo di recuperare, ad esempio, dei sugarelli di dimensioni spropositate.

L’aspetto più simpatico di questa tecnica è proprio l’elemento sorpresa: non si può mai sapere cosa verrà su con la prossima boetta.

Per quanto mi concerne, la cattura più insolita che mi sia capitata fu quella di un meraviglioso astice di oltre quattro chilogrammi, venuto su da un banco roccioso a sei miglia da terra, nel gennaio del ’98.

Non resterebbe a questo punto che disquisire delle necessarie attrezzature, ma di questo vorrei trattare alla prossima occasione.

2 Astice del mare nostro

Astice

La ricetta del giorno da “Ricetta di gusto”:

Paccheri all’astice alla napoletana

La vera ricetta napoletana prevede l’utilizzo dei pomodorini (pochi) ed una consistenza piuttosto leggera. Inoltre l’astice deve essere prima spaccato a metà, saltato in padella con il condimento a base di olio e aglio finché non diventa di un rosso vivo. A questo punto si sfuma con il brandy che contrasta quel retrogusto dolciastro. Poi si aggiungono i pomodorini che in questo caso, anche se sono pochi dovrebbero essere del piennolo.

 

Ingredienti per 2 persone:

  • 25 paccheri (1 in più serve per controllare la cottura)
  • 1 astice di circa 600 grammi
  • 4 cucchiai d’olio
  • 1 spicchio d’aglio
  • 6 pomodorini
  • 1 bicchierino di brandy
  • 1 ciuffo di prezzemolo finemente tritato
  • sale e pepe q.b.

 

Preparazione

Per prima cosa dividere a metà l’astice. In una padella far imbiondire l’aglio nell’olio, unire l’astice, saltare a fuoco vivo finché cambia colore, dopodiché sfumare con il brandy ed eliminare l’aglio. Poi aggiungere i pomodorini tagliati a metà, regolare di sale e pepe.

Cuocere per circa 15-20 minuti a fiamma bassa avendo cura di aggiungere un mestolino d’acqua di cottura della pasta oppure un mestolino di brodo di pesce.

Cuocere i paccheri al dente, unirli al condimento a base di astice, aggiungere il prezzemolo tritato, mantecare per circa 1 minuto.

Note: Mentre preparate i paccheri all’astice, dovete ricordare che deve essere una preparazione semplice. Perché questo crostaceo è pieno di gusto, quindi non eccedete nell’aggiunta dell’olio. Piuttosto se notate che la consistenza è troppo asciutta, dovete aggiungere solo l’acqua della cottura dei paccheri e mantecare per bene con il condimento a base di astice.

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